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Copertina di Il Condominio
Dettagli
GenereFantascienza / Distopico
AutoreJ. G. Ballard
Valutazione

Il Condominio

di J. G. Ballard

La mia recensione

Ballard prende un grattacielo di quaranta piani, autosufficiente e appena inaugurato, e lo tratta come un esperimento controllato. Gli abitanti sono professionisti benestanti, i servizi funzionano, non c'è alcuna causa esterna. Poi le cose si guastano — un ascensore, la corrente a un piano, la piscina — e la comunità si disgrega lungo le linee che erano già lì. Quello che rende il romanzo diverso da una qualsiasi distopia è che la regressione non viene subita, viene scelta. Gli inquilini potrebbero uscire in qualunque momento: il palazzo non è chiuso, la città continua a esistere là fuori, alcuni vanno ancora in ufficio. Restano perché la vita dentro l'edificio, mano a mano che si imbarbarisce, li interessa più di quella fuori. Ballard sta dicendo che la civiltà non crolla sotto una pressione esterna ma per noia, e che la barbarie può essere una forma di intrattenimento per persone troppo protette. La struttura organizza il libro per stratificazione verticale — piani bassi, medi, alti — trasformando la geografia dell'edificio in un modello di classe, e segue tre personaggi collocati a quote diverse. La prosa è fredda, clinica, quasi priva di empatia, e chi cerca personaggi in cui riconoscersi la troverà respingente: è un limite reale, ed è anche esattamente il punto. Scritto nel 1975, descrive con notevole anticipo le comunità recintate e l'architettura che promette di sostituire la città. Uno dei romanzi più importanti di Ballard, e il più leggibile del suo periodo migliore.

Perché leggerlo?

Per esplorare il lato oscuro della modernità e vedere quanto sia sottile la patina di civiltà che ci separa dalla barbarie.