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Copertina di Il mio nome è Nessuno. Il ritorno
Dettagli
GenereRomanzo Storico
AutoreValerio Massimo Manfredi
Valutazione

Il mio nome è Nessuno. Il ritorno

di Valerio Massimo Manfredi

La mia recensione

Il secondo volume affronta il compito più difficile: raccontare l'Odissea a chi ne conosce già ogni tappa. Manfredi lo risolve abbassando costantemente il livello del meraviglioso. Polifemo, le Sirene, Circe e la discesa agli inferi restano, ma vengono filtrati attraverso una voce narrante che potrebbe stare esagerando, ricordando male o costruendo la propria leggenda mentre la racconta. È una lettura antichissima del poema — Odisseo è per definizione un bugiardo — e usarla come principio strutturale è la cosa più intelligente del libro. Il vero tema è il costo. L'uomo che torna a Itaca non è quello partito vent'anni prima: ha perso tutti i compagni, e Manfredi insiste su questo dato con una precisione quasi contabile, contando i morti a ogni tappa. Il ritorno non è un premio, è ciò che resta. La parte finale, con la strage dei pretendenti, è raccontata come un massacro e non come una liberazione, e il romanzo ha il coraggio di lasciare aperta la questione se fosse necessario. Il riconoscimento di Penelope, giocato su prudenza e diffidenza reciproca invece che su commozione, è tra le cose migliori. Rispetto al primo volume la struttura è più episodica per necessità, e alcune tappe minori si trascinano; la scrittura resta a tratti troppo alta di tono. Chiude bene il dittico. Consigliato a chi ha letto Il giuramento: preso da solo perde gran parte della costruzione del personaggio.

Perché leggerlo?

Per completare il viaggio più celebre della letteratura, raccontato con una forza e una modernità che restituiscono tutta la grandezza dell'eroe omerico.

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