
L'incisore
di Luigi Boccia e Nicola Lombardi
Un horror-thriller a quattro mani, dove il nome di Nicola Lombardi — autore con una lunga militanza nel fantastico e nel gotico italiano — spiega bene il tipo di scrittura che ci si trova davanti. È un libro che lavora quasi interamente sull'atmosfera e sull'accumulo di tensione, più che sull'intreccio. La costruzione procede per crescendo, con un'indagine che serve soprattutto a portare il lettore in ambienti sempre più chiusi e sgradevoli, e la scrittura è volutamente cruda: descrizioni fisiche esplicite, nessuna attenuazione, poco spazio per il sollievo comico che il genere spesso concede. Il filone di riferimento è quello dell'horror italiano che deriva più dal cinema di genere degli anni Settanta che dalla tradizione anglosassone: si punta sull'impatto visivo delle scene e sul disturbo, non sulla suggestione trattenuta. Chi apprezza quel registro lo troverà eseguito con competenza; chi preferisce l'orrore per sottrazione lo troverà eccessivo. Il tema, dichiarato dagli autori, è la parte inconfessabile dell'animo umano, e il romanzo lo affronta senza offrire vie d'uscita morali: non c'è ordine ristabilito alla fine, e questo è coerente con il progetto. I limiti sono quelli di un romanzo costruito sull'intensità: i personaggi restano al servizio dell'effetto, e chi cerca profondità psicologica o un'indagine rigorosa resterà a mani vuote. Da leggere sapendo cosa si prende: un horror italiano contemporaneo diretto e senza compromessi, indicato a lettori abituati al genere e non a chi ci si avvicina per la prima volta.
Perché leggerlo?
Per gli spiriti forti che amano i racconti ricchi di suspense psicologica e descrizioni inquietanti.