
La via perfetta
di Daniele Nardi
Il libro che raccoglie il pensiero e il percorso di Daniele Nardi, alpinista che ha dedicato gran parte della vita a un solo obiettivo: lo sperone Mummery sul Nanga Parbat, in inverno. La scelta di quella via merita una spiegazione, perché è il centro di tutto. Il Nanga Parbat è una delle montagne più letali dell'Himalaya, lo sperone Mummery è la linea più diretta e più esposta della parete Diamir, e nessuno l'aveva mai completato. Nardi ci è tornato più volte, in stagioni in cui la temperatura rende ogni errore definitivo, contro il parere di gran parte dell'ambiente alpinistico. Il libro spiega perché, e lo fa in una direzione che sposta il discorso dall'impresa sportiva alla ricerca personale. La via perfetta non è la più veloce né la più sicura: è quella che corrisponde a chi la sceglie. È un ragionamento che vale ben oltre l'alpinismo, e Nardi lo argomenta senza cadere nella retorica motivazionale che affligge il genere. La parte finale, aggiunta da Alessandra Carati dopo la scomparsa di Nardi sulla montagna nel febbraio 2019 insieme a Tom Ballard, cambia inevitabilmente la lettura di tutto ciò che precede. Il libro diventa un documento su una decisione presa da vivo e su come giudicarla dopo. Chi cerca cronaca alpinistica tecnica troverà meno dettagli di quanti ne vorrebbe: la componente riflessiva prevale su quella descrittiva. Chi vuole capire cosa spinge qualcuno a tornare in un posto che quasi certamente lo ucciderà, qui trova una risposta onesta.
Perché leggerlo?
Per chi cerca ispirazione nella determinazione pura e vuole comprendere il legame profondo tra l'uomo e le vette più sfidanti del pianeta.