
A prova di killer
di Lee Child
Sesto Reacher, e quello con la premessa più elegante della serie: i servizi segreti lo assumono per tentare di assassinare il Vicepresidente degli Stati Uniti. Non davvero — è un test, un esercizio di squadra rossa per scoprire i buchi nel dispositivo di protezione prima che li trovi qualcun altro. È un'idea perfetta per questo personaggio, perché lo costringe a fare esplicitamente ciò che fa sempre in modo implicito: guardare una situazione e individuare il punto in cui cede. Le sezioni in cui Reacher e Frances Neagley studiano itinerari, angoli di tiro, tempi di esposizione e abitudini del protetto sono la parte migliore del libro, e funzionano come un piccolo manuale di pensiero avversariale. Il romanzo cambia però marcia quando emerge che una minaccia reale esiste, e da lì diventa un thriller più convenzionale. Il passaggio dalla simulazione alla caccia è gestito bene, ma la parte finale si affida a coincidenze e a un antagonista meno curato della premessa. Contiene inoltre uno dei rari momenti in cui Child scava nella storia familiare del protagonista: il legame con il fratello Joe, morto nel secondo volume, torna qui in una forma che aggiunge qualcosa al personaggio invece di limitarsi a citarlo. Neagley, introdotta qui in modo significativo, diventerà centrale in Vendetta a freddo: chi intende leggere quel romanzo farebbe bene a passare prima da questo. Un capitolo solido, con la prima metà nettamente superiore alla seconda.
Perché leggerlo?
Per un Reacher calato nei meccanismi della sicurezza nazionale, tra tiratori scelti e cospirazioni ad alto livello.


