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Copertina di La vittima designata
Dettagli
GenereThriller
AutoreLee Child
Valutazione

La vittima designata

di Lee Child

La mia recensione

Settimo capitolo, e uno dei tre o quattro migliori dell'intera serie. Child torna alla prima persona e la usa per un romanzo costruito su un inganno: Reacher si infiltra nella casa fortificata di Zachary Beck fingendo di averne salvato il figlio, in un'operazione che presenta come collaborazione con la DEA ma che ha un movente personale. Quel movente è Xavier Quinn, l'uomo che dieci anni prima ha ucciso una collega di Reacher e che lui credeva morto. Il romanzo alterna il presente sotto copertura al racconto di quell'indagine militare, e le due linee convergono con una precisione che nella serie si vede raramente. La scelta strutturale decisiva è la copertura. Reacher, che di norma agisce senza vincoli, qui deve recitare una parte, subire perquisizioni, dormire in una stanza sorvegliata e reagire con moderazione a provocazioni che normalmente risolverebbe in tre secondi. La tensione nasce dal ritegno, non dall'azione, e la casa sull'oceano del Maine diventa uno degli ambienti più opprimenti che Child abbia scritto. È anche il libro dove il protagonista è meno simpatico. La vendetta lo rende disposto a rischiare vite altrui, e il romanzo non gli offre attenuanti: la scena di apertura, apparentemente un salvataggio, viene rivista più tardi sotto una luce diversa. Denso, cattivo, con un finale che chiude i conti senza consolazione. Chi vuole leggere pochi Reacher scelti bene dovrebbe includere questo. Funziona anche da solo, ma dà di più dopo aver conosciuto il passato militare del personaggio.

Perché leggerlo?

Per uno dei capitoli più intensi e personali della saga, dove Reacher affronta i fantasmi del suo passato militare.

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