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Copertina di L'Isola del Dottor Moreau
Dettagli
GenereFantascienza
AutoreH.G. Wells
Valutazione

L'Isola del Dottor Moreau

di H.G. Wells

La mia recensione

Del 1896, e il più cattivo dei romanzi di Wells. Prendick naufraga su un'isola dove Moreau, chirurgo espulso dalla comunità scientifica inglese, opera animali per renderli umani. Non li incrocia e non li seleziona: li taglia e li ricuce, uno per uno, senza anestesia. Il centro del libro non è l'orrore chirurgico ma la Legge. Le creature recitano in coro le regole che vietano di camminare a quattro zampe, di lappare l'acqua, di mangiare carne — una liturgia che serve a tenere insieme quello che il bisturi non ha potuto fissare. Wells sta descrivendo la civiltà come un rituale ripetuto contro una natura che torna sempre, e la lenta erosione di quella Legge nel corso del romanzo è la cosa più efficace che ci sia dentro. Moreau è un personaggio scomodo perché non è un pazzo. È coerente: il dolore che infligge non lo interessa, non per crudeltà ma perché lo considera irrilevante rispetto al problema che sta studiando. È il ritratto di una scienza senza freno etico scritto trent'anni prima che il Novecento ne fornisse gli esempi reali. Il finale, con Prendick tornato a Londra incapace di guardare i propri simili senza vedervi la bestia, è la mossa decisiva: l'isola non era un'eccezione, era un modello. Qualche pagina invecchia — la cornice e certe spiegazioni si trascinano — e il ritmo è meno teso di quello de La macchina del tempo. Resta un libro che disturba ancora, e la base di quasi tutta la narrativa successiva sulla manipolazione del vivente.

Perché leggerlo?

Un classico intramontabile che sfida la nostra percezione di umanità e i limiti morali della scienza.

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