
L'orlo dell'estinzione
di Paolo Broccolino
Seguito di 121 anni all'estinzione, e romanzo che sposta il baricentro dal problema astronomico a quello biologico. L'azione si concentra su Samsara, un pianeta che i primi rilevamenti indicano come ospitale e che si rivela invece letale in modi che gli strumenti non avevano previsto. È l'impianto classico della fantascienza di colonizzazione — l'ambiente alieno che non collabora — e Broccolino lo affronta con l'attenzione biologica che nel volume precedente aveva riservato alla meccanica orbitale. La parte più riuscita è quella sulla colonia. Isolata, dipendente da sistemi tecnologici che nessuno può riparare da zero, e attraversata da tensioni tra chi vuole procedere e chi vuole ritirarsi: il romanzo costruisce bene la pressione psicologica di un gruppo umano che sa di non avere una via di ritorno. L'intelligenza artificiale che assiste la colonia introduce inoltre la questione di chi decida davvero, quando le scelte richiedono una capacità di calcolo che gli esseri umani non hanno. Rispetto al primo volume la caratterizzazione è migliore: la vicenda si concentra su un arco temporale più breve, e i personaggi hanno il tempo di consolidarsi. In compenso si perde l'idea centrale che rendeva memorabile 121 anni all'estinzione, e la trama risulta più convenzionale nel panorama della fantascienza di colonizzazione. Qualche passaggio espositivo resta pesante, e il finale apre più di quanto chiuda. Da leggere dopo il primo volume, di cui riprende presupposti e contesto. Consigliato a chi ha apprezzato l'impostazione rigorosa dell'autore.
Perché leggerlo?
Per chi ama la fantascienza rigorosa che interroga il futuro dell'umanità e i limiti dell'etica scientifica.


