
Vendetta a freddo
di Lee Child
Undicesimo capitolo, e l'unico in cui Reacher lavora stabilmente in squadra. Il meccanismo d'innesco è splendido nella sua semplicità: sul suo conto compare un versamento di 1030 dollari. Non è denaro, è un messaggio — dieci-trenta, il vecchio codice radio della polizia militare che significa emergenza — e a mandarlo è Frances Neagley. Uno degli ex membri dell'unità speciale è stato ucciso e gettato da un elicottero. Altri risultano irreperibili. Reacher e i superstiti si ricompongono per capire chi li sta eliminando, e il romanzo diventa una storia sul gruppo più che sull'individuo. È una variazione che paga. Reacher senza legami è il presupposto della serie; qui Child mostra l'unico legame che il personaggio riconosce ancora, quello dell'unità che comandava, e lo fa senza sentimentalismo: i vecchi commilitoni si ritrovano, riprendono i ruoli di allora, si prendono in giro, e nessuno ha bisogno di spiegare perché sia venuto. La frase che regola tutto — non si tocca l'unità speciale — funziona come codice morale ed è il vero motore del libro. L'indagine, che parte da uno schema di numeri apparentemente casuali, è tra le più solide del ciclo, e Los Angeles offre un'ambientazione diversa dal solito. Il limite è l'antagonista, funzionale ma anonimo, e un finale che risolve con la forza ciò che l'indagine aveva impostato con intelligenza. Uno dei Reacher più riusciti della seconda decade, e il migliore per chi vuole vedere il personaggio in relazione con qualcuno.
Perché leggerlo?
Per vedere un Reacher insolitamente costretto a lavorare in squadra, in un romanzo incentrato sulla pura lealtà cameratesca e su una spietata sete di giustizia.


