
Il labirinto ai confini del mondo
di Marcello Simoni
Terzo capitolo del ciclo di Ignazio da Toledo, ambientato nel 1229, e il più politico dei suoi romanzi medievali. Una serie di omicidi rituali a Napoli attira l'attenzione dell'Inquisizione, e Ignazio si ritrova accusato di guidare la setta dei Luciferiani. L'accusa non è un espediente: nel Duecento le denunce di adorazione del demonio erano uno strumento concreto di eliminazione degli avversari, e Simoni la usa per mostrare come funzionava davvero il meccanismo, con delatori, confessioni estorte e processi il cui esito era deciso in anticipo. La fuga attraverso il sud Italia fino alla corte di Federico II in Sicilia è la parte migliore. La corte sveva è uno degli ambienti più affascinanti del Medioevo europeo — traduttori arabi, astrologi, matematici, una tolleranza religiosa anomala per l'epoca — e Simoni la restituisce senza idealizzarla: Federico è un sovrano curioso e insieme spietato, che protegge il sapere finché gli è utile. Il contrasto tra i culti stellari, la scienza araba e l'ortodossia romana dà al romanzo un contenuto reale, non solo un'atmosfera. Il ritmo è il più sostenuto del ciclo, quasi tutto costruito sull'inseguimento, e ne soffre l'indagine: alcuni snodi si risolvono più per fuga fortunata che per ragionamento. Anche il numero di antagonisti è eccessivo. Un buon volume centrale, forse il migliore del ciclo per ambientazione. Leggibile da solo, ma i legami familiari con i volumi precedenti pesano nel finale.
Perché leggerlo?
Per viaggiare nell'Italia del XIII secolo al seguito di un protagonista colto e coraggioso, tra intrighi di palazzo e culti stellari dimenticati.


