
Il mercante di libri maledetti
di Marcello Simoni
L'esordio del 2011 che ha aperto il ciclo di Ignazio da Toledo e ha di fatto rilanciato il giallo storico italiano dopo anni di imitazioni stanche di Eco. Ignazio è un mercante di reliquie: non un monaco, non un cavaliere, ma un professionista che compra e vende oggetti sacri sapendo perfettamente quanti di essi siano falsi. È il mestiere a rendere il personaggio interessante, perché lo colloca nel punto esatto in cui fede e commercio si toccano, e gli dà una competenza plausibile su manoscritti, lingue e rotte mediterranee senza doverlo trasformare in un'enciclopedia ambulante. La caccia all'Uter Ventorum, testo che promette di evocare la sapienza angelica, si sviluppa come un percorso a tappe tra Francia, Spagna e Italia, con enigmi da decifrare e un antagonista che segue la stessa pista. Lo schema è quello del thriller esoterico di larga circolazione, ma Simoni lo esegue meglio della media: la documentazione storica è reale, la geografia dei viaggi ha tempi credibili, e la componente magica resta sempre sul confine dell'interpretabile. I limiti sono quelli di un primo romanzo: i comprimari — Uberto, il giovane apprendista, e il francese Guyot — sono più funzioni che persone, e alcuni enigmi si risolvono con troppa facilità rispetto alla difficoltà annunciata. Resta il libro giusto da cui cominciare, sia per il ciclo di Ignazio sia per l'autore in generale. Chi lo apprezza ha davanti altri quattro volumi; chi lo trova meccanico probabilmente non troverà nel resto della produzione qualcosa di sostanzialmente diverso.
Perché leggerlo?
L'inizio dell'iconica saga di Ignazio da Toledo, un must per gli amanti del giallo medievale ricco di esoterismo e azione.


