
La materia del cosmo
di Liu Cixin
Il volume centrale della trilogia, e per molti lettori il migliore dei tre. La flotta trisolariana è in viaggio, i sofoni hanno bloccato il progresso della fisica terrestre e possono leggere qualunque documento e ascoltare qualunque conversazione. L'unico posto che restano incapaci di raggiungere è l'interno di una mente umana: da qui il progetto degli Impenetrabili, quattro persone autorizzate a elaborare piani che non devono comunicare a nessuno. È un'idea narrativa splendida, perché costringe il romanzo a procedere per opacità: si vedono le azioni dei protagonisti senza conoscerne la ragione, a volte per centinaia di pagine. Liu la sfrutta soprattutto con Luo Ji, astronomo mediocre e svogliato che viene scelto senza capire perché, e che passa metà libro a sprecare risorse mondiali prima di arrivare al punto. Il punto è la teoria del bosco oscuro, ed è la ragione principale per leggere questo volume. Da due assiomi elementari — la sopravvivenza è il bisogno primario di ogni civiltà, e la materia dell'universo è finita — Liu deduce che ogni civiltà che si manifesta viene eliminata, e che il silenzio del cielo non è assenza di vita ma prudenza. È la risposta più agghiacciante mai formulata al paradosso di Fermi, e regge alla discussione meglio di quanto ci si aspetti. I difetti restano quelli del primo volume, aggravati: i personaggi femminili sono deboli, la parte centrale si dilata, e alcune svolte dipendono da coincidenze. Ma la scena della deterrenza finale vale l'intero romanzo, ed è una delle cose migliori scritte nel genere.
Perché leggerlo?
Per l'incredibile intuizione del 'Bosco Oscuro', una delle spiegazioni più agghiaccianti e plausibili al paradosso di Fermi.


