
La profezia delle pagine perdute
di Marcello Simoni
Romanzo che sposta il centro del ciclo da Ignazio da Toledo al figlio adottivo Uberto, e che vale soprattutto per l'ampiezza geografica. La ricerca della famiglia scomparsa porta Uberto dalla Sicilia all'Africa settentrionale, e si intreccia con la Prophetia Merlini — testo realmente circolante nel Medioevo, attribuito a Goffredo di Monmouth e usato per secoli come strumento di propaganda politica — e con la leggenda del tesoro di Salomone. La scelta di appoggiarsi a una profezia storicamente documentata invece che inventata dà al romanzo una base più solida di quanto il titolo lasci pensare. Il Mediterraneo del Duecento è la vera protagonista: pirati, mercanti, astrologi di corte, città portuali dove si parlano quattro lingue e la fede di ciascuno è un dato commerciale prima che spirituale. Simoni si muove bene in questo spazio, e le sezioni nordafricane sono tra le più originali della sua produzione, perché il giallo storico italiano raramente esce dai confini europei. Uberto come protagonista è però più debole di Ignazio. Ha meno competenze specifiche, un movente più generico e un carattere che il romanzo non riesce a differenziare abbastanza dal padre adottivo, e la sua ricerca familiare funziona meglio come pretesto di viaggio che come motore emotivo. Anche la struttura risente di un eccesso di tappe: alcuni episodi sembrano aggiunti per allungare il percorso più che per necessità. Buon romanzo d'avventura mediterranea, di seconda fascia nel catalogo dell'autore.
Perché leggerlo?
Un viaggio avvincente nel Mediterraneo medievale, dove la realtà storica si fonde perfettamente con l'avventura fantastica.


