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Copertina di L’abbazia dei cento peccati
Dettagli
GenereGiallo Storico
AutoreMarcello Simoni
Valutazione

L’abbazia dei cento peccati

di Marcello Simoni

La mia recensione

Primo volume del ciclo del Codice Millenarius e, tra le serie di Simoni, quella con l'impianto più cupo. Ferrara, 1346: il cavaliere Maynard de Rocheblanche entra in possesso di un enigma che conduce al Lapis exilii, la reliquia che la tradizione medievale identifica talvolta con il Graal. Maynard è un protagonista diverso dagli altri dell'autore. Non è un erudito né un ladro: è un soldato, un reduce, un uomo che risolve i problemi per come è stato addestrato a farlo e che porta addosso il peso di ciò che ha visto in guerra. Il registro del ciclo ne risulta più marziale e più tetro. Il romanzo si muove tra la corte di Avignone — il papato francese nella sua fase più politica e meno spirituale — e l'abbazia di Pomposa, e la scelta di ambientare l'intrigo nella Chiesa avignonese è azzeccata: cardinali che agiscono come principi, legati che trattano reliquie come strumenti diplomatici, e una fede che compare quasi solo come copertura di interessi. Simoni lavora bene sull'inseguimento: buona parte del libro è una fuga, e la sensazione di essere braccati da avversari con risorse molto superiori è resa in modo credibile. Il limite è la densità. Il numero di fazioni, nomi e passaggi di mano dell'enigma è alto, e nella prima metà si fatica a tenere tutto in ordine. La reliquia come oggetto del desiderio è inoltre un dispositivo molto battuto nel genere. Apre bene la trilogia: il volume successivo, con l'arrivo della peste, alza sensibilmente il livello.

Perché leggerlo?

Per chi ama Marcello Simoni e le sue trame fitte di mistero, segreti millenari e azione nel cuore del Medioevo.

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