
L’isola dei monaci senza nome
di Marcello Simoni
Il più leggero e diretto dei romanzi di Simoni, e quello con il pubblico più giovane in mente. Siamo nel 1544 all'isola d'Elba, mentre la flotta di Khayr al-Din Barbarossa devasta le coste tirreniche. È un fatto storico preciso — le incursioni barbaresche di quell'anno furono devastanti per la Toscana costiera — e usarlo come cornice per una caccia al tesoro dà al libro un'urgenza che i romanzi d'avventura per ragazzi spesso non hanno: il pericolo esterno è reale e documentato. La trama segue giovani protagonisti alle prese con indizi templari e con una società segreta, la Loggia dei Nascosti, sulle tracce di un segreto risalente alle origini del cristianesimo. È materiale molto battuto, e Simoni non prova a rinnovarlo: lo esegue con mestiere, capitoli corti e un ritmo che non concede pause. Il pregio principale è la resa dell'isola. L'Elba del Cinquecento, con le sue miniere di ferro, i borghi fortificati e la costante minaccia dal mare, è un'ambientazione poco frequentata e restituita con concretezza. I limiti sono evidenti se lo si confronta con i cicli maggiori: personaggi semplificati, dialoghi funzionali, e una mitologia templare che a questo punto è un luogo comune del genere. La lunghezza contenuta lo rende però un libro che si finisce in poche sedute. Buona porta d'ingresso per lettori giovani o per chi vuole un'avventura storica senza impegno. Chi cerca il Simoni più complesso deve guardare altrove.
Perché leggerlo?
Un'avventura frenetica e coinvolgente ambientata in una Toscana rinascimentale colpita dalle incursioni corsare.


