
Luci dal Futuro
di Paolo Broccolino
Il romanzo più ambizioso di Paolo Broccolino sul piano strutturale, perché lega due epoche distanti secoli con un unico filo narrativo. Si parte dal 1976, con un codice Morse rilevato su Marte — la data rimanda alle sonde Viking, il primo atterraggio riuscito sul pianeta, e ancorare l'invenzione a un evento reale è una buona mossa. Si arriva alle colonie marziane di un futuro remoto, con un gruppo di persone impegnate a fermare un virus climatico che minaccia la Terra. Il doppio binario temporale è la scelta che dà identità al libro: un segnale inspiegabile nel passato e una crisi nel futuro che ne rivela il senso. Quando il collegamento funziona, il romanzo produce i suoi momenti migliori, perché ogni dettaglio della sezione storica acquista un peso retroattivo. Sul piano tematico l'urgenza ecologica è trattata con più concretezza di quanto la fantascienza catastrofica faccia di solito: il virus climatico non è una metafora vaga ma un meccanismo con proprietà definite, e le contromisure hanno costi e limiti espliciti. I difetti sono quelli ricorrenti dell'autore. La struttura su due piani moltiplica i personaggi e nessuno dei due gruppi riceve lo spazio necessario; alcuni raccordi tra le epoche si appoggiano a coincidenze; e la scrittura resta funzionale, con passaggi divulgativi che interrompono il ritmo. Si legge in modo indipendente dagli altri due romanzi. È il titolo che mostra la maggiore maturità narrativa di Broccolino, ed è probabilmente il migliore per chi vuole provare l'autore partendo da un volume solo.
Perché leggerlo?
Per esplorare il futuro dell'umanità tra Marte e la Terra, in una storia che unisce mistero spaziale e urgenza ecologica.


